Annali d'Italianistica (University of Notre Dame), Paolo Cherchi Vol. 5, 1987

Nicola Tanda, Letteratura e lingue in Sardegna. EDES/Saggi l9,Cagliari 1984. Pp. 207

Frutto di una lunga e appassionata meditazione, questa raccolta di saggi dovrebbe diventare a sua volta oggetto di meditazione per quanti si occupano di letterature regionali, non consacrate da un canone italiano. La «regionalizzazione» della cultura italiana ma non solo di quella italiana è uno dei fenomeni più vistosi di questi ultimi decenni: incoraggiato in parte da movimenti autonomistici e in gran parte dal rifiuto di aderire ad una cultura centralizzata perché questa è vista come la cultura del potere che impone la subordinazione, per non dire la degradazione, delle culture locali. Alla radice, dunque, abbiamo delle ragioni plausibilissime; tuttavia esse hanno aperto la strada ad una serie di imprese culturali che si potrebbero definire senz'altro come campanilistiche, con risultati infinitamente inferiori a quanto non predichino proclamazioni grandiloquenti: tanto che anche chi non può più riconoscere valore attuale ad un taglio storiogralico come quello della Storia della letteratura italiana del De Sanctis, non può non nutrire sospetti verso queste imprese che frantumano il senso di una tradizione culturale unitaria. L'importante in queste discussioni  è trovare una via di mezzo e vedere la letteratura locale e nazionale non come due espressioni incompatibili ma come due orizzonti di aspettative che creano un dialogo. Il libro in questione è esemplare in questo senso. Già il fatlo che nella cultura sarda sia così dominante il fattore di una lingua ben differenziata dalle altre lingue romanze rende il rapporto letteratura nazionale vs. 1etteratura locale molto più drammatico di quanto  non succeda per altre culture di tradizione dialettale. Inoltre la Sardegna è arrivata all'unificazione con una storia e una cultura molto diverse da quelle di tante altre regioni, per cui il rapporto fra cultura nazionle e cultura sarda è insieme piano e complicatissimo. Ma l'esemplarità del libro consiste soprattutto nell'equilibrio dell'autore e nel modello di  lavoro che propone. L'attenzione alla 1etteratura sarda che significa poi prodotta da autori sardi, indipendentemente dalla lingua usata non punta a scoprirvi un Omero o un  Petrarca; né quella letteratura vien definita in senso anti-italiano o anti-catalano o castigliano, cioè avversa a tutte le culture che per lungo tempo hanno rappresentato l'«officialità» della cultura sarda. Al Tanda interessa invece vedere come il mondo sardo abbia ricavato da queste culture allogene il concetto di letterarietà, cioè di quell'invariante della comunicazione letteraria indipendentemente dai risultati raggiunti. La 1etteratura, infatti, nasce dalla letteratura secondo un principio che si potrebbe ricavare dall'insegnamento di un Curtius o di un Gombrich e non è pensabile la 1etteratura sarda senza la presenza di modelli letterari anche se elaborati in altra lingua, come del resto non i pensabile la letteratura italiana delle origini senza i modelli mediolatini o provenzali od occitanici. Il problema semmai è vedere il perchè il come alcuni modelli e non altri vengono ulilizzati; ed è il problema che Tanda affronta.
I primi due saggi definiscono il problema dei diasistemi culturali. Il Tanda limita la sua inchiesta alla sola zona settentrionale della Sardegna che è linguisticamente e culturalmente differenziata dall'area meridionale. È una decisione giustificata dai principi della geografia letteraria. Il primo saggio è un survey diacronico di questa «letterarietà» in Sardegna vista in rapporto ai suoi modelli. Tanda usa brillantemente i principi metodologici di C. Dionisotti, combinandoli con i concetti di diasistema e bilinguismo presi in prestito dalla linguistica, e avvalendosi dell'insegnamento gramsciano sulla formazione degli intellettuali organici. La 1etterurietà viene cosi ad essere tutta l'attività letteraria nel complesso  della formulazione, comunicazione e ricezione di un messaggio letterario. Siamo nel mondo delle funzioni, nello studio, cioè, dei vettori che indicano rapporti tra modelli e utenti. Col secondo saggio, dedicato alle antologie di letteratura sarda, si passa al concetto di valore, poiché in quell'ampio arco di tempo bisogna scegliere i campioni 1etterari che, all'interno della letteratura sarda, son diventati modello di altri autori, in quanto attingono soluzioni 1etterarie felici ed esprimono una consapevolezza dei problemi di ciò che significa esser sardo e scrivere in lingua sarda o italiana o spagnola.
La seconda parte del libro raccoglie saggi dedicati a Deledda e a Dessì. Dall'inchiesta diaeroniea si passa così alla ricerca su autori singoli. La scelta è felice e impegnaliva perché privilegia i due maggiori nutori sardi, rappresentanti entrambi, e in due momenti storici diversi, del problema dell'esser sardi e scrivere in lingua italiana. Il saggio sulla Deledda è fra i piu acuti che siano stali scritti su quest'autrice. Tanda rifiuta una 1ettura che s'incentri sulla nozione un po' meccanica della Widerspiegelung marxista. Se in qualche modo la Deledda riflette la realtà sarda non è nel presentare al mondo la cultura dei pastori ma la propria coscienza di intellettuale che avverte il vuoto portato dalla nuova cultura borghese, e ricerca un antidoto in esperimentate strutture arcaiche. Il discorso dclla Deledda è, insomma, morale più che sociale e folclorico; e lo prova la forma di romanzo-apologo da lei privilegiata. Il suo discorso è sì sardo, ma è anche italiano ed europeo in quanto esprime una crisi di valori che non è solo sarda: ecco come l'esser sardo non esclude essere anche altro.  Dessì ì invece l'uomo che ritorna alla Sardegna dopo la fase avanguardistica degli anni '30. La ricerca di un codice linguistico estremamente raffinato coincide con una ricerca strenua di una Ur-sardità, come epifania invocata dell'essenza di un mito: il tutto senza languori sentimentali o sdilinquimenti folcloristici.
L'ultima parte del libro raccoglie scritti occasionali presentazioni di libri d'autori contemporanei; commemorazioni di uomini che hanno lavorato a capire la Sardegna e la sua cultura; discorsi d'apertura del "Premio 1etterario Ozieri". La menzione di questo premio riuscirà nuova ai 1ettori non sardi; ma è il premio che è alla base del «felibrismo» sardo odiemo, di una rigogliosa rinascita di poesia, spesso di ottima qualità e che pare definitivamente redenta da pudori e complessi di subalternanza culturale. Questa parte del libro testimonie l'attività di Tanda come organizzatore di cultura.
I limiti di questa segnalazione non consentono, purtroppo, un'analisi più dettagliata di questo libro ricco di idee e di originali prospettive storiche e metodologiche. Vorrei però chiuderla con una considerazione personale. Per un sardo come me che vive ormai lontano dalla Sardegna e che ha avuto sempre in uggia ogni forma di campanilismo sardo, questo libro rappresenta la possibilità di conciliazione con le cose di casa. Perchè il libro è di uno studioso di alto livello, che ha fatto le sue prime ricerche sul neorealismo italiano e sul neoclassicismo, e si è quindi avvicinato al mondo della sua terra natia con un linguaggio scientifico, senza volontà di esaltazioni oziose, ma con l'impegno di capire una realtà: problematizzandola e non mitificandola.



Paolo Cherchi
The University of Chicago